domenica, marzo 30, 2008,16:09

Stelle Salenti


«Opa Cupa» (leggi: «opa tzupa»), grido di esortazione alla danza degli zingari del Sud-Est Europa, è un progetto musicale nato nel Salento. Il progetto nasce, in origine, con la ricerca del repertorio musicale dei Balcani, ma sempre più i testi e le musiche originali scritti da Cesare Dell’Anna, si incrociano con le sonorità jazz e bandistiche tipiche della tradizione musicale del Sud Italia, diventando qualcosa di nuovo e originale. Non chiamate questo progetto balcanico, perché è molto di più. Intorno al trombettista Cesare Dell’Anna si riuniscono musicisti di diverse culture (Bosnia-Erzegovina, Albania, Algeria, Bulgaria, Italia meridionale, Marocco, Romania) formando una vera e propria fanfara festosa. I ritmi irregolari sono fortemente influenzati da più stili, creando caleidoscopiche sonorità e affascinanti momenti di pura tecnica interpretativa e musicale. Opa Cupa spazia e fa tesoro di poliedriche esperienze svolte in ambito etnico e jazz, che fondono ed elaborano i velocissimi «estam» e «horo», dai tempi dispari ed irregolari. Nelle strutture popolari sono introdotti spazi di improvvisazione dove prevale un atteggiamento jazz nella articolazione della frase, cluster improvvisi, situazioni «accordali» dissonanti affidati agli ottoni.

Opa Cupa su MySpace

Formazione:
Cesare Dell'Anna trumpet
Irene Lungo - voice
Giancarlo Dell'Anna - trumpet
Gianluca Ria - trombone
Luca Manno - sax
Davide Arena - sax
Mauro Tre - piano
Marco Rollo - piano
Michele Minerva - bass
Sergio Quagliarella - drums

(fonte: Cupa Cupa)

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lunedì, marzo 24, 2008,13:52

Max ...
perchè, la facilità non semplifica.



 

Buon vento anche a te, battellie', e a chi vuoi bene.

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sabato, febbraio 16, 2008,23:57

Libertà

Da "Un cavatore, un partigiano, un vagabondo, un marinaio." una poesia di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi dalla raccolta Apua Mater (1905). La canzone è stata rielaborata anche da Les Anarchistes nell'album "La musica nelle strade" col titolo di Apua natia.

Il blog di Marco Rovelli 

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martedì, dicembre 18, 2007,11:15
Porta un amico :)

Rinnovo adozioni a distanza
Bambini Nel Tempo
2007/2008
(per il 5° anno consecutivo!)

 Anche quest'anno 10 euro per ogni quota.
  Anche quest'anno con il
gruppo Insieme.

Si raccolgono le prenotazioni di sottoscrizione, qui.

Grazie a tutti!

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sabato, settembre 01, 2007,10:06

Orchestra di Piazza Vittorio 


La storia parte dal quartiere Esquilino, a Roma. Un quartiere che ruota intorno a una piazza dal cuore romano e tanti colori in più: Piazza Vittorio. Luogo di passaggio e di convivenza per tante razze, la sua atmosfera ha ispirato Mario Tronco nell’idea che in tanti avrebbero voluto avere e che solo lui, sostenuto dalla tenacia di Agostino Ferrente, ha avuto il coraggio di mettere in pratica: L’Orchestra di Piazza Vittorio.

Tanti musicisti differenti tra loro per origini, strumenti, esperienze. Tutti insieme appassionatamente in un’Orchestra che suona e reinventa la musica del mondo con una nuova energia, quella che il pubblico si scopre addosso dopo ogni concerto.

Adesso l’Orchestra è famosa in Italia e all’estero, ma nel 2002, anno di nascita, tutto era più difficile e trovare spazio nel mondo della musica e sostegno economico per poter suonare era un’impresa. Quella che non è cambiata è la voglia di fare musica e di divertirsi insieme a chi ascolta e sa ascoltare quanto c’è di bello nel nuovo suono del mondo.

Naturalmente l’Orchestra non si ferma qui e dopo i grandi successi raccolti grazie anche al film che gli ha dedicato Agostino Ferente, la storia continuerà con i nuovi progetti musicali di Mario Tronco, sempre pronto a sorprenderci.

http://orchestradipiazzavittorio.it/

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giovedì, maggio 31, 2007,19:57
A Day in the Life 


I read the news today oh boy
About a lucky man who made the grade
And though the news was rather sad
Well I just had to laugh

Ho letto sui giornali di oggi
di un uomo fortunato che è arrivato a destinazione
e sebbene la notizia fosse piuttosto triste
mi è proprio venuto da ridere


I saw the photograph
He blew his mind out in a car

Ho visto la fotografia
si era fatto saltare le cervella in una macchina


He didn't notice that the lights had changed
non si era accorto che il semaforo era diventato rosso

A crowd of people stood and stared
They'd seen his face before

un sacco di gente stava lì a guardare
avevano già visto la sua faccia


Nobody was really sure
If he was from the House of Lords
.
nessuno era veramente sicuro
Se appartenesse alla camera dei Lords


I saw a film today oh boy
The English Army had just won the war

Ho visto un film oggi
l'esercito inglese aveva appena vinto la guerra


A crowd of people turned away
but I just had to look
Having read the book
.

un sacco di gente è andata via
ma io sono proprio dovuto (rimanere a) guardare
,
avendo letto il libro


I'd love to turn you on
Sarei felice di farvi andare su di giri

Woke up, fell out of bed,
Dragged a comb across my head

Mi sono svegliato, mi sono buttato giù dal letto
Ho passato un pettine fra i capelli


Found my way downstairs and drank a cup,
And looking up I noticed I was late.

sono sceso di sotto e ho preso una tazza (di caffè)
e guardando su mi sono accorto di essere in ritardo


Found my coat and grabbed my hat
Made the bus in seconds flat

Ho trovato il cappotto e afferrato il cappello
ho preso l'autobus al volo (questione di secondi)


Found my way upstairs and had a smoke,
Somebody spoke and I went into a dream

sono andato di sopra e mi sono fatto una fumata
qualcuno parlava e sono entrato in un sogno


I read the news today oh boy
Four thousand holes in Blackburn, Lancashire
Ho letto sui giornali di oggi
di quattromila buchi a Blackburn, Lancashire


And though the holes were rather small
They had to count them all

e sebbene i buchi siamo piuttosto piccoli
li hanno dovuti contare tutti


Now they know how many holes
it takes to fill the Albert Hall.
Ora sanno quanti buchi
Servono per riempire l'Albert Hall


I'd love to turn you on
Sarei felice di accendervi
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lunedì, maggio 21, 2007,11:39
Antonio Gades e Christina Hoyos nella Danza del Fuoco Fatuo da El amor brujo di Manuel de Falla



Pastora Galvan.



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giovedì, maggio 17, 2007,18:24

Patrizio Fariselli (ex Area)

Il testo è la risposta di Alessandro Benvenuti alla provocazione del titolo. Trattasi di una rilettura di "Cappuccetto rosso" nella quale, una volta per tutte, il lupo si ribella al proprio destino e mangia tutti: il cappuccio, la nonna, il cacciatore, Perrault e anche voi, state attenti a non avvicinarvi troppo agli altoparlanti.

Ulula brandendo-la...mandibola-allunaria
Selénite-arrotandola... rosso-la-digrumaria
L'acchiapperò per sempiter "cappucciola svagandis"
Boscolo-esterno-night-mare... nightmare!
Fiutolo-già-lo-lievito...di-torta-nonnacchiosa
"Boscolo-fatti-capannola", canticchia-l'eremisandola
68-la-fame-fa
Prudenza-in-thirty-seven... and-fifty-four-the-destiny
Luccicano-caninibus di-lupolo-già-allupatolo
"Ti schiaccerotti-cranio" che-pennola-d'autoruncolo
Semper-ti-fece-invincible... semper-na-seghetemmammete!
Te lo faccio vedere io... ser-cane-nun-te-sdrucia!
Nun-te-remove-viscere...da-ddo'-Dio-l'alloggiò!...
Sti'-cazz-e-vers-da stupit: "...che denti grandi hai!"
Ma-va-fang-alla-trama!
Ti-sbrano-every-day...come-on-let's-go bye bye.

 

di Alessandro Benvenuti - Patrizio Fariselli

Angela Baggi (voce)
Marco Micheli (contrabbasso)
Giovanni Giorgi (batteria)
Roberto Cecchetto (chitarra)
Patrizio Fariselli (tastiere)
 


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lunedì, maggio 14, 2007,16:08
John Lennon  (How?)

 


 So Sgt. Pepper took you by surprise
E così Sgt. Pepper ti ha colto di sorpresa (1)(2)

You better see right through that mother's eyes
Faresti bene ad aprire quegli occhi da mammina

Those freaks was right when they said you was dead
Quegli strani tipi avevano ragione quando dicevano che eri morto (3)

The one mistake you made was in your head
Lo sbaglio è che (eri morto) nella tua testa

Ah, how do you sleep?
Ah, come fai a dormire?

Ah, how do you sleep at night?
Ah, come fai a dormire la notte?

You live with straights who tell you you was king
Tu vivi circondato da gente per bene che ti dice che tu eri un re

Jump when your momma tell you anything
Scatti come una molla quando tua madre ti dice qualcosa

The only thing you done was yesterday
L’unica cosa (buona) che hai fatto è stato “ieri" (4)

And since you're gone you're just another day
E da quando sei andato via tu sei soltanto “un altro giorno” (5)

Ah, how do you sleep?
Ah, come fai a dormire?

A pretty face may last a year or two
Un bel viso può durare un anno o due (6)

But pretty soon they'll see what you can do
Ma ben presto si vedrà quello che (realmente) sai fare

The sound you make is muzak to my ears
La musica che fai suona “muzak” alle mie orecchie (7)

You must have learned something in all those years
(eppure) avresti dovuto imparare qualcosa in tutti quegli anni

Ah, how do you sleep?
Ah, come fai a dormire?


(1) E’ opinione comune che la canzone sia dedicata all’amico e co-autore della maggior parte dei pezzi dei Beatles, cioè Paul McCartney. Infatti l’ex bassista dei Beatles non condivideva, almeno nei comportamenti pubblici, l’impegno sociale di Lennon e aveva iniziato proprio in quegli anni una nuova carriera solistica, molto orientata al pop, prima da solo e poi con il suo nuovo complesso, i Wings, e con il fattivo apporto della moglie Linda Eastman. Paul, peraltro, anche nel periodo della separazione dei Beatles, aveva mantenuto un contatto privilegiato con John, per esempio partecipando alla celebrazione in musica del nuovo rapporto del leader dei Beatles con l’artista di avanguardia Yoko Ono (The Ballad Of John and Yoko). Quindi un rapporto ambivalente tra le due menti principali dei Beatles. Da aggiungere che Lennon aveva probabilmente interpretato alcuni versi del secondo disco solista di McCartney, Ram, come una critica nei suoi confronti, e questo può averlo convinto a scrivere questa esplicita risposta in musica.

(2) Si riferisce ovviamente al classico capolavoro dei Beatles “Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band” del 1967, che aveva visto i quattro, in particolare John e Paul, come autori di gran parte dei brani, ancora concordi e uniti.

(3) Il verso si riferisce ad una leggenda metropolitana che si diffuse in tutto il mondo in occasione dell’uscita del classico album dei Beatles Abbey Road del 1969 (in realtà l’ultimo del complesso prima dello scioglimento, anche se seguirà ancora Let It Be a scioglimento già avvenuto da un mese); nella famosa copertina, che mostrava i quattro musicisti attraversare sulle strisce pedonali davanti ai celebri studi di registrazione di Abbey Road (una copertina ripresa e citata da moltissimi altri dischi) Paul, infatti, unico dei quattro, camminava scalzo, e inoltre la targa della Volkswagen Maggiolino sullo sfondo sembrava nascondere, codificato un messaggio (IF28 = se Paul fosse vivo avrebbe 28 anni). Infine i vestiti dei quattro: John vestito di bianco sarebbe il prete, Ringo che lo segue in nero sarebbe l'impresario delle pompe funebri, George chiude in jeans, quindi potrebbe essere il becchino che scava la fossa. E Paul è vestito bene, ma scalzo, come appunto pare vengano sepolte le persone in molti luoghi. Si diffuse quindi la voce che questo era un messaggio cifrato per fare sapere che il musicista era morto durante le registrazioni, e che la notizia veniva tenuta segreta fino all’uscita dell’LP. Non sono mancate notizie di altre presunte prove risalenti anche ad album e dischi precedenti con conseguenti ipotesi di scomparsa di Paul riportata ancora più indietro nel tempo (per la storia di questa leggenda si può consultare il sito
http://www.geocities.com/penneylayne ).
D’altra parte era un periodo nel quale spesso girava la voce che qualche famoso esponente del pop era morto, dopo poco questa strana abitudine si spense, probabilmente quando, purtroppo, parecchi musicisti iniziarono a morire nella realtà (Hendrix, Joplin, Morrison, ecc.). Ovviamente nel caso di Paul non era vero niente, visto che “Macca” ha raggiunto felicemente e in buona salute i 60 anni, anche se qualche fissato continua a credere che dopo Abbey Road il suo posto sia stato preso da una controfigura, che ha imitato e sostituito il vero Macca deceduto e tuttora continua a recitare la sua parte (e scrivere capolavori come Let It Be o Hey Jude, successivi ad Abbey Road).

(4) Gioco di parole tra “ieri” e il titolo della celeberrima canzone dei Beatles “Yesterday”, accreditata a Lennon-McCartney come, per convenzione, tutte le canzoni del gruppo, ma in realtà composta dal solo Paul (vedi: gli autori delle canzoni dei Beatles). La strofa si riferisce quindi sia alla canzone, sia a quanto di buono i due avevano fatto assieme “ieri”, quando erano le colonne dei Beatles.

(5) Nella strofa successiva il gioco di parole allude invece ad uno dei primi successi solistici di McCartney, cioè “Another Day”.
Altra allusione a Paul, che era considerato il bello del gruppo per il suo viso efebico; inoltre, essendo l’unico non sposato, era anche oggetto massimo di desiderio per le fan del complesso (come noto particolarmente scatenate, in un vero e proprio fenomeno mediatico, negli anni d’oro del gruppo).
Naturalmente grandi delusioni quando Paul alla fine sposò la sua adorata compagna Linda Eastman.

(6) “Muzak” (che in inglese si pronuncia come “music”) era il termine spregiativo con il quale negli anni ’70 si indicava la musica commerciale, contrapposta alla musica impegnata, quale quella appunto di Lennon o dei nuovi gruppi che in quegli anni salivano alla ribalta, come i Jefferson Airplane in USA o i Led Zeppelin in UK.
Qui Lennon si riferisce ovviamente alla musica molto facile (almeno apparentemente) e molto pop che Paul aveva iniziato a fare come solista (di pochi mesi prima rispetto ad Imagine era il secondo disco solista di Paul, Ram, e nello stesso anno, a dicembre, sarebbe uscito il primo album dei Wings, Wild Life).
Ironicamente una rivista italiana di musica di quegli anni (dove scriveva il famoso critico Bertoncelli, poi immortalato in una canzone da Francesco Guccini) si chiamava proprio Muzak, anche se ovviamente si occupava solo di musica impegnata, fino al free jazz.
(fonte:
musica e memoria)

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venerdì, maggio 11, 2007,15:13
Concha Buika

 

 

L'anima nera del flamenco

Musica di origini africane, nata a Palma di Maiorca, Concha Buika è il nuovo fenomeno. Il suo Mi niña Lola è una sorprendente contaminazione tra armonie gitane, soul, jazz e rap.

Nel mondo che è ormai uno solo capita di incontrare una cantante di flamenco dalla pelle nera. E in questo stesso mondo, sempre più unico, capita che questa cantante sia una vera spagnola di Palma di Maiorca, nata da genitori africani, che non abbia mai calpestato il suolo dei suoi antenati. Concha Buika è la "new flamenco sensation" in terra di Spagna. Ha trentaquattro anni e due dischi, il secondo dei quali, Mi niña Lola (uscita italiana il 23 marzo), la sta lanciando tra le stelle della musica. Buika ha una voce da gitana e i modi della Carmen. In scena, ai movimenti del flamenco, unisce una felinità elegante, ereditata dal sangue e dai racconti familiari. "Mio padre è arrivato in Spagna da Rebola, un villaggio della Guinea Equatoriale. È scappato perché era anarchico, perché il suo non era un Paese libero e lui invece voleva parlare. Si è sempre considerato un rifugiato politico". Poi, quando lei aveva nove anni, papà è uscito un momento per comprare qualcosa e non è più tornato. Concha non l'ha mai più visto. Crede che a Valencia, dove lui abita, gli sia arrivata la notizia del grande successo della figlia. Ma non le interessa, davvero se ne frega. Racconta tutto questo seduta nel Palazzo dei Festival di Cannes, dove è stata la vera sorpresa del Midem, il mercato del disco. Qui, in concerto, ha presentato Mi niña Lola che inizia ad affacciarsi in molte radio europee. E non è così facile che un prodotto spagnolo, per di più "aflamencado", riesca a varcare i confini. "Sono nata a Maiorca, nel "barrio chino", pieno di tossici e puttane. Questo potevamo permetterci, eravamo gli unici africani del quartiere ed eravamo poveri. Sono cresciuta in mezzo ai gitani. Dalla finestra di casa entrava odore forte di cibo mischiato alla musica e alla poesia della "copla" (la canzone spagnola con testi poetici, come il tango per l'Argentina, ndr). Tutti in famiglia - siamo sei figli - cantavamo, ballavamo, scrivevamo poesie, ma senza mai pensare che un giorno sarebbe potuta diventare una professione. Quando avevo diciassette anni una zia che cantava negli alberghi mi ha ceduto il suo posto in un gruppo di blues. Sono andata, ho improvvisato. Non sapevo l'inglese, e in un locale di Palma di Maiorca non puoi cantare in un inglese imperfetto: è sempre la madre lingua di almeno metà di quelli che ti ascoltano". Buika ne approfitta per eseguire le sue canzoni. Ne scrive a decine, compulsivamente. Dice che la salvano dall'odio, che non le piace, ma che è un sentimento che conosce; e dice che le canta per non impazzire. In compenso fa impazzire le persone che le lavorano attorno. Buika è ribelle, istintiva, selvaggia. Vive da anni con Africa, cantante (bianca) dei Mojo Project, apprezzata band indipendente spagnola. Ma un tempo aveva il marito, dal quale ha avuto un bambino che oggi ha sette anni. Dopo alcuni mesi trascorsi a Las Vegas con la famiglia (mettendosi ogni sera un parruccone in testa e facendo finta di essere Tina Turner in un casinò), Buika era tornata in Spagna. L'incontro con Africa ha cambiato la sua vita. Se l'è portata in casa, dal marito, e per due anni hanno vissuto in tre. Poi non ha più funzionato. "Sono andata via lasciando tutto a lui. Mi sono sentita libera, felice". Da questo è nata una delle più belle canzoni del disco: "Jodida pero contenta", fottuta però contenta. Le altre sono "coplas", due delle quali assai popolari: Mi niña Lola, cavallo di battaglia del cantaor Pepe Pinto, e Ojos verdes. C'è una versione aflamencada di Nostalgia, tango di Enrique Cadicamo, ci sono cinque canzoni firmate da Buika e due da Javier Limon, il produttore spagnolo che ha raccolto attorno a sé una vivace comune musicale di artisti amici (tra i quali Paco de Lucia). La musica di Buika è fatta di flamenco, di soul, di jazz e anche un po' di rap, tutto insieme. Però in scena lei arriva con una band elettrica e acustica in cui ci sono tra gli altri un chitarrista di flamenco e un percussionista seduto su un "cajon" (il cassone di legno tipico del flamenco). "Una vera, pura musica tradizionale non è possibile", dice Buika. "Chi la ascolterebbe? Le musiche popolari non nascono con l'idea di essere suonate su un palcoscenico davanti a un pubblico. Le nostre, influenzate da forme popolari, invece sì. Ma nella vita e nella musica - per me sono la stessa cosa - non mi pongo problemi di genere". Dove ha trovato il coraggio di cantare in pubblico e perché ci hanno messo così tanto a stanarla dai club di Maiorca? "Non è questione di coraggio. È il bisogno di essere finalmente ascoltata. Nella mia famiglia ci sono troppi figli, troppi nipoti perché ognuno abbia l'attenzione che merita. Allora ho deciso di cantare per sconosciuti. L'ho fatto anche per superbia e non credo sia un peccato. Mi piace dire quello che sento perché, lo riconosco, adoro provocare reazioni. La sensazione di perdermi non mi fa paura perché poi chiedere scusa mi piace moltissimo". Perché ci ha messo tanto a fare un disco? "Perché io non cerco nessuno e al lato produttivo di questa mia passione non penso. Non so neanche quanti dischi vendo. Canto e basta. E se soltanto dopo i trent'anni ho deciso di mettermi in questo tipo di meccanismo, allora vuole dire che quello era il momento giusto".
(Laura Putti - fonte: la Repubblica delle Donne)

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lunedì, maggio 07, 2007,11:50
Les Anarchistes



MUSS ES SEIN? ES MUSS SEIN !
La Musique... La Musique...
Où elle était la Musique ?
Dans les salons lustrés aux lustres vénérés ?
Dans les concerts secrets aux secrets crinolines ?
Dans les temps reculés aux reculs empaffés ?
Dans les palais conquis aux conquêtes câlines ?
C'est là qu'elle se pâme c'est là qu'elle se terre la Musique...
Nous c'est dans la rue qu'on la veut la Musique !
Et elle y viendra !
Et nous l'aurons la Musique !
Muss es sein? Es muss sein!
Depuis voilà bientôt trente ans
Depuis voilà bientôt dix jours
Depuis voilà bientôt ta gorge
Depuis voilà bientôt ta source
Depuis que je traîne ma course

Au creux des nuits comme un forçat
A patibuler mon écorce
Muss es sein? Es muss sein!
Je suis un arbre non daté
Depuis que je bois à ma porte
Et que de l'enfer tu m'apportes
De quoi trancher sur l'avenir
Depuis que rien ne se dévore
A part les ombres sur le mur
Depuis que tu me sers encore
La défaite sur canapé
Muss es sein? Es muss sein!
Une araignée m'a dit " bonsoir"
Elle se traînait au crépuscule
Depuis que mon âme bascule
Vers des pays plus mécaniques
Depuis que gavé de musique
Je vais porter ma gueule ailleurs
Une araignée m'a dit " d'ailleurs
Le tout c'est d'avoir la pratique"
Muss es sein? Es muss sein!
Ludwig ! Ludwig ! T'es sourdingue ?
Ludwig la Joie Ludwig la Paix
Ludwig ! L'orthographe c'est con !
Et puis c'est d'un très haut panache
Et ton vin rouge a fait des taches
Sur ta portée des contrebasses
Ludwig ! Réponds ! T'es sourdingue ma parole !
Muss es sein? Es muss sein!

Cela doit-il être ? Cela est !
La Musique... La Musique...
Où est-elle aujourd'hui ?
La Musique se meurt Madame !
Penses-tu ! La Musique ?
Tu la trouves à Polytechnique
Entre deux équations, ma chère !
Avec Boulez dans sa boutique
Un ministre à la boutonnière
Dans la rue la Musique !
Music ? in the street !
La Musica ? nelle strade !
Beethoven strasse !
Muss es sein? Es muss sein!
Cela doit-il être ? Cela est !
(Leo Ferrè)


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sabato, maggio 05, 2007,13:49

AreA 

Luglio, agosto, settembre (nero)
Album: Arbeit Macht Frei - 1973
 


Mio amato
Con la pace ho depositato i fiori dell'amore
davanti a te
Con la pace
con la pace ho cancellato i mari di sangue
per te
Lascia la rabbia
Lascia il dolore
Lascia le armi
Lascia le armi e vieni
Vieni e viviamo o mio amato
e la nostra coperta sarà la pace
Voglio che canti o mio caro " occhio mio " [luce dei miei occhi]
E il tuo canto sarà per la pace
fai sentire al mondo,
o cuore mio e di' (a questo mondo)
Lascia la rabbia
Lascia il dolore
Lascia le armi
Lascia le armi e vieni
a vivere con la pace.

(Area)
(Traduzione dell'intro in Arabo )
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venerdì, maggio 04, 2007,18:33

Beppe Gambetta 


Beppe Gambetta è un musicista atipico per il nostro paese. Fin dagli anni settanta suona musica bluegrass ed anche per questo si reca spesso negli USA, dove collabora e stringe sodalizi anche umani con musicisti come Dan Crary e David Grisman. Diviene così uno dei maggiori interpreti dello stile chitarristico flatpicking, ed è acclamato e richiesto per i suoi concerti in Canada, Australia, USA, Germania, nord ed est Europa. Nonostante ciò, Gambetta è ben lontano dal dimenticare le sue origini: genovese, coltiva non solo la passione per la musica tradizionale delle sue terre e l'amore per autori come Fabrizio De André (le cui canzoni sono spesso presenti nei suoi dischi), ma rivive a proprio modo le vicende dei suoi antenati, che come lui hanno traversato l'oceano per recarsi nel Nuovo Mondo - anche se con ben altre prospettive - e perciò cerca di esprimere nella sua musica in modi di volta in volta diversi il legame che unisce tradizionalmente le due rive dell'oceano. Nascono così lavori nei quali, accanto a traditional della musica americana, fanno capolino brani di ispirazione popolare italiana, arrangiati ed interpretati con uno stile originale, che deriva dalla sua formazione duplice, e nascono - più recentemente - autentici capolavori come "Blù di Genova" e "Traversata". Curiosamente - ma, purtroppo, neppure tanto - il paese nel quale oggi Beppe Gambetta ha minore popolarità è proprio la sua patria, l'Italia, nella quale spesso fatica a trovare il modo per suonare ed ove i suoi dischi sono talvolta difficili da reperire.
Vai al sito ufficiale di Beppe Gambetta 
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giovedì, maggio 03, 2007,21:57

È il 1991, nelle radio e nelle discoteche italiane imperversa la musica inglese quando i Mau Mau
nascono dalle ceneri di un gruppo cult del circuito torinese, i Loschi Dezi.
La voglia di essere diretti, di non avere bisogno di tecnologia, di poter suonare ovunque si trovi qualcuno che ascolti è alle basi di questo combo, tre persone per tre strumenti e un megafono.
I Mau Mau erano il gruppo di liberazione del Kenya dalla colonizzazione inglese, mau mau sono ancora oggi nel dialetto piemontese quelli che vengono da lontano, magari scuri di pelle, certamente poveri. Il trio pestifero è formato dai due fondatori Luca Morino (voce e chitarra), Fabio Barovero (voce e fisarmonica) e dal camerunese Bienvenu Nsongan (voce e percussioni).
Contro le consuetudini di una musica fatta di playback e complicate produzioni i Mau Mau scelgono la via opposta, quella fatta di immediatezza, di mani e piedi che battono sul pavimento, di voci impastate nei cori, ritmica scatenata di una festa popolare. Utilizzano il dialetto piemontese come loro lingua ufficiale, approfondiscono la ricerca linguistica e dei gerghi, inventano un nuovo esperanto patrimonio dei viaggiatori: italiano, piemontese, spagnolo, inglese e francese si incrociano e si inseguono in un originalissimo polverone letterario, insomma quello che si identifica nel mondo come suono "patchanka", mantenendo comunque un senso di attualità ed appartenenza al loro luogo d'origine, il Piemonte.
Dai testi affiorano l'amore per il viaggio, la strada, l'interferenza tra le persone ed una grande necessità di strappare alle parole nuovi sapori, nuove interpretazioni.
Ascoltano tantissima musica i Mau, il nuovo pop arabo e africano, le tessiture percussive dei blocos brasiliani, gli artisti cubani, i bluesmen maliani, e tracciano un ponte fra la cultura popolare del Piemonte e la musica del mondo, senza tralasciare l'avanzare della tecnologia digitale, l'inevitable confronto con l'era digitale.
Nel tempo sono state percorse incalcolabili migliaia di chilometri sulle strade d'Italia e d'Europa per raggiungere i più importanti e prestigiosi festival così come gli angoli più remoti ed improbabili, sempre con la stessa voglia di portare per il mondo una musica assolutamente originale.
Nel 1992 i Mau Mau pubblicano per la Vox Pop - Just for Fun il loro primo lavoro discografico, un mini album intitolato "Soma la macia" (Siamo la macchia), interamente in dialetto piemontese. Nel novembre dello stesso anno pubblicano il primo album "Sauta rabel", inciso per la Vox Pop e licenziato dalla Emi, con missaggi realizzati ai Real World Studios di Bath.
Intorno al gruppo si crea immediatamente un clima di enorme interesse: compongono la colonna sonora per il film "Nero" di Giancarlo Soldi, "Sauta Rabel" viene pubblicato in Svizzera e nei Paesi Bassi e nell'estate parte un importante tour europeo che tocca i principali festival, fra cui il Palestine International Dance & Music Festival e il Festival Internazionale di Babilonia, in Iraq. Al rientro i Mau Mau partecipano al Club Tenco dove "Sauta Rabel" viene premiato come migliore opera prima.
Nell'aprile del 1994 esce il secondo album "Bàss paradis", ancora una volta mixato ai Real World di Peter Gabriel e pubblicato e distribuito in Italia, Germania, Svizzera, Francia, Olanda, Belgio, Ungheria e Giappone. Il tour successivo tocca più di cento città in Italia e in Europa.
Nell'estate del 1995 i Mau Mau aprono, davanti a settantamila persone, il concerto di Paolo Conte al Paleo Festival di Nyon e nel settembre vincono il premio "Revelacion Internacional" al BAM Festival di Barcellona.
Nell'aprile del 1996 esce "Viva Mamanera", registrato in parte a Los Angeles con la collaborazione di Eric Sarafin, già producer di artisti del calibro di Ben Harper e Spearhead. Nell'ottobre dello stesso anno, dopo un lungo viaggio in Marocco per approfondire la conoscenza delle ritmiche e della cultura nordafricana, i Mau Mau inaugurano il I Salone della Musica di Torino con il concerto-evento "
R@dio Trance", che raccoglie su un grande palco circolare i marocchini della Confraternita Gnawa Les Maitres du Guembri, l'indiano Inder "Goldfinger" Matharu e il gruppo Ohmega Tribe, in una celebrazione etno-techno-trance di grandissimo impatto.
Nel marzo del 1997 nasce il progetto parallelo della Banda Maulera. Un ensemble allargato che, partendo dal nucleo di musicisti dei Mau Mau, si arricchisce di fiatisti e percussioni, per diventare una autentica e travolgente banda di strada. La Banda Maulera scuote le vie del centro di Torino con una gigantesca e rumorosa parata che inaugura "Sport & Lumière" il Festival Internazionale del Cinema Sportivo di Torino, per il quale i Mau Mau eseguono dal vivo, al Teatro Regio, la colonna sonora del film inaugurale. Da allora la Banda Maulera è stata invitata a partecipare a numerose e importanti manifestazioni in Italia, Francia e Spagna.
Nel novembre 1997 la band viene invitata a rappresentare l'Italia nell'isola di Las Palmas alle Canarie al Womad Festival.
Nel marzo del 1998 esce il quarto album "Eldorado", arricchito da un viaggio in Brasile da cui nascono il videoclip della canzone omonima e quello di "Nella Città Proibita", presentato successivamente al Torino Film Festival.
Il tour estivo di Eldorado tocca ancora una volta le più importanti piazze italiane, ed europee. Importante tappa di questo tour è stata la partecipazione, a Santiago de Compostela in Galizia, alla Feira das Mentiras, grande happening organizzato da Manu Chao e ospite sul palco dei Mau in tre canzoni.
Successivamente iniziano preparativi di allestimento del nuovo studio (il Mulino MAUse House) e la composizione dell'album "Safari Beach". Contemporaneamente organizzano un piccolo festival di musica e cultura africana, il PiemontAfrique Festival (con un importante incontro sull'economia di sfruttamento del Terzo Mondo stretto dalla morsa del debito internazionale) e l'avviamento del web site
www.maumau.it
In attesa dell'uscita di Safari Beach i Mau Mau si impegnano in una nuova avventura prodotta dal Teatro Sociale di Alba: "Marrakech Connection". La passione per le musiche del Marocco si concretizza in un ipnotico spettacolo al quale sono state invitate le B'net Houariyat, un gruppo di cinque cantanti della regione di Marrakech, e due membri della ormai mitica Confraternita Gnawa di Sidi Mimoun.
Nel 2001 i Mau Mau festeggiano dieci anni di attività con un album doppio, "Marasma General", dove vengono mescolati e shakerati insieme brani dal vivo, radio shows, registrazioni di strada, rumoraglia, due brani inediti e nuovi ("Conga Milonga" e "Il mondo dall'alto") ed una versione in studio di "Eldorado" con il featuring degli Inti Illimani.
Nel settembre 2001, presso l'Auditorium del Lingotto di Torino, allestiscono il progetto speciale "Mistic Turistic, dal Mediterraneo ai Caraibi" nell'ambito della prestigiosa rassegna Settembre Musica. Si tratta di un particolarissimo concerto "allargato" con scenografie, proiezioni e light performance realizzate dal gruppo francese ZUR, maestri della manipolazione della pellicola cinematografica.
Nell'ottobre dello stesso anno il gruppo è protagonista di un enorme concerto/festa per il Marocco presso il popolarissimo mercato di Porta Palazzo di Torino (più di 5000 persone di cui moltissimi stranieri) e di un breve tour in Giappone.

la pausa...
Nel 2002 Fabio e Luca si prendono il primo momento di pausa dai concerti dopo anni di attività continua. La scelta è fisiologica ed è un'occasione per esplorare nuovi territori artistici: Fabio lavora al progetto della Banda Ionica, pubblica un disco solo ("Vero") e realizza alcune importanti colonne sonore, Luca appare dal vivo con il nome Animal Minimal e lavora al concept di "Mistic Turistic" da cui trarrà un libro, un cd ed uno spettacolo.
I Mau Mau fanno sporadiche apparizioni ma sostanzialmente la band è ferma fino all'estate 2004, in cui riappare al Traffic Festival di Torino con il chiaro intento di lavorare al nuovo sound che verrà.

il presente...
All'inizio del 2005 Luca e Fabio mettono a fuoco le composizioni del nuovo album utilizzando chitarra, piccole percussioni, pianoforte, rozze basi che girano sul computer: a poco a poco capiscono di che pasta sarà fatto il nuovo suono della band e partono per un lungo viaggio in Brasile tra Salvador de Bahia e San Paolo dove registreranno parecchio materiale, suonando con numerosi musicisti e formando il corpo sonoro di DEA. Le radici rimangono comunque ben piantate in Italia, le registrazioni proseguono al Mulino MAUse House rinnovato ed in Salento. I missaggi vengono completati a Parigi con la collaborazione di Laurent Jais (ha lavorato all'album di Amadou & Mariam tra gli altri).
DEA esce nel marzo 2006 ed il tour parte all'inizio di giugno.
L'avventura continua...

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giovedì, maggio 03, 2007,16:30

Rim Banna

Rim Banna, cantautrice e compositrice palestinese, è nata a Nazareth in Galilea. Fin dall'infanzia dimostra una grande passione per la musica ed il canto e all'età di dieci anni inizia la sua carriera artistica partecipando al The Land's Day Festivals e a diverse celebrazioni nazionali e politiche. Studia musica e canto all'Istituto Superiore di Musica Gnesins di Mosca, specializzandosi in canto moderno e direzione di coro, sotto il tutorship del famoso artista e compositore Vladimir Karaboka. Dopo sei anni di studi accademici, si diploma brillantemente nel 1991. In quel periodo produce due album dal vivo, registrati durante alcune sue esibizioni: Jafra nel 1985 e Your Tears, Mother nel 1986.
Nel 1991 si sposa con l'ucraino Leonid Alexeienko, anche lui musicista, conosciuto durante gli studi a Mosca. Rim Banna e Leonid oggi vivono a Nazareth, e hanno una figlia, Baylasan. Lavorano insieme nel campo della musica e sono essi stessi autori delle loro canzoni. Rim Banna e Leonid fino ad oggi hanno partecipato a molteplici concerti e festival internazionali, dove lei presenta la vocalità e la canzone palestinese, riscuotendo sempre grande ammirazione popolare. 
Rim Banna è la più famosa vocalist palestinese, ha al suo attivo sette album, ha dato concerti in Portogallo, Norvegia, Italia, Russia, Romania, Tunisia, Cecoslovacchia, Egitto, Marocco, e nelle sue canzoni fonde le grandi tradizioni della musica araba con inflessioni e ritmi del pop e del rock, usando come testi per i suoi brani (che compone insieme al marito, il chitarrista Leonid Alexeyenko) versi di poeti palestinesi come Tawfiq Zayyad, Mamoud Darwish e Zuhaira Sabhagh.


"Io vivo e lavoro a Nazareth, e nonostante le apparenze adattarsi a questa situazione non è davvero facile - racconta Rim. - La mia città è al centro di una grande vallata, eppure mi sembra di vivere in un’isola intorno alla quale Israele continua a costruire enormi condomini e centri residenziali che circondano Nazareth come se fossero le mura di una prigione. Io non mi sento prigioniera perché quella è la mia terra, però mi sento soffocata. E quindi nelle mie canzoni, che non sono politiche eppure lo sono profondamente come tutta la musica etnica, racconto la Palestina, dove oggi c’è una grande crisi politica, niente si muove, niente si evolve, tutto è congelato. Il mio popolo si sentirebbe vicino agli israeliani solo se fossimo uguali, ma se ci sediamo con loro intorno a un tavolo ci sentiamo più piccoli, e non uguali. Insomma, io credo nella pace reale, e non in quella scritta sulla carta".
www.rimbanna.com
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martedì, maggio 01, 2007,21:10

working class hero 


Appena nasci ti fanno sentire piccolo
togliendoti tutto il tempo che potresti avere
finchè il tuo dolore si fa così grande che non senti più nulla
Devi diventare un eroe proletario

Ti feriscono a casa, ti colpiscono a scuola
Ti odiano se sei intelligente e ti disprezzano se sei stupido
Così impazzisci totalmente
E non puoi seguire le loro regole
Devi diventare un eroe proletario

Dopo averti terrorizzato per 20, assurdi anni
S'aspettano che tu scelga una carriera,
Quando in realtà sei così pieno di paura che non puoi ingranare
Devi diventare un eroe proletario

Ti drogano di religione, sesso e televisione
E tu pensi d'essere furbo, senza pregiudizi, libero,
Mentre resti un stronzo che non capisce niente, per come la vedo io
Devi diventare un eroe proletario

E ti continuano a dire "in cima c'è spazio"
Ma devi prima imparare a uccidere sorridendo
Se vuoi gareggiare con la gente in alto
Devi diventare un eroe proletario
Se vuoi diventare un eroe, seguimi

 

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domenica, aprile 22, 2007,16:57

La Solitude
 



Io sono d'un altro mondo, di un altro quartiere, di un'altra solitudine, a tutt'oggi m'invento dei percorsi di traverso, non sono più dei vostri. Aspetto dei mutanti. Biologicamente me la cavo con l'idea che mi son fatto dela biologia: piscio, eiaculo, piango. La nostra prima preoccupazione è quella di modellare le nostre idee come se si trattasse di prodotti industriali. Sono pronto a fornirvi gli stampi ma...

...la solitudine...

Gli stampi sono di un materiale nuovo, vi avverto. Sono stati fusi domani mattina. Se, di questi tempi, non avete, il senso relativo della vostra durata, e' inutile trasmettere di voi, è inutile guardare davanti a voi perchè il davanti è il dietro, la notte è il giorno ma...

...la solitudine...

Da sempre le lavanderie automatiche, agli angoli delle strade, sono assolutamente imperturbabili come il rosso e il verde dei semafori. I poliziotti dell'igiene vi indicheranno il luogo dove vi sarà possibile lavare ciò che voi credete essere la vostra coscienza e che altro non è che una periferica di quel calcolatore neurofilo che vi serve da cervello e quindi...

...la solitudine...

La disperazione è una categoria superiore della critica. Per il momento la chiameremo felicità poichè le parole che adoperiamo non sono più parole ma una sorta di canale attraverso il quale gli analfabeti si mettono a posto la coscienza, ma...

...la solitudine...

Del Codice Civile ne parleremo più tardi. Per il momento io vorrei codificare l'incodificabile, io vorrei misurare il pozzo senza fondo delle vostre democrazie, vorrei immergermi nel vuoto assoluto e diventare il non detto, il non accaduto, il non vergine, per assenza di lucidità.
La lucidità me la tengo nei coglioni

Leo Ferrè

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martedì, aprile 17, 2007,14:57
vita di Glenn Gould

 
Mirabilmente singolare. Racconto della vita di Glenn Gould
Kevin Bazzana
Collana: Dal Mondo
Sottocollana: Vite Narrate
Area geografica: Letteratura del Canada
Traduzione: Silvia Nono
ISBN: 88-7641-614-5
Pagine: 550
Data di pubblicazione: 2004
 
Euro 16,00
 
IL LIBRO
Questa appassionante e ricchissima biografia di Glenn Gould è in un certo senso il rovescio in positivo delle numerose iniziative che sono sorte intorno alla figura di questo eccentrico genio dell’interpretazione musicale e dell’esecuzione pianistica nei decenni successivi alla sua morte prematura nell’ottobre del 1982. E’ proprio l’autore ad accennare, tra queste iniziative, a un film Trentadue corti su Glenn Gould di Francois Girard del 1993, di cui dice: “il film ha ottenuto un consenso quasi unanime benché si distingua più per l’ingenuità che per la ricchezza di intuizioni: è un minestrone di leggende non verificate e di luoghi comuni… L’insistenza di Girard a elevare anziché rendere umano il personaggio - ARTISTA, FILOSOFO, PAZZO, GENIO” proclamava la pubblicità - ha portato ad alcune sequenze che non posso guardare senza provare un certo imbarazzo”. La citazione serve correttamente a orientare il lettore di questa biografia, preannunciando che qui si tratta dell’esatto opposto: nessuna operazione di banale celebrazione intorno allo stereotipo del mito ma un racconto che prende le mosse dall’infanzia in un piccola provincia dell’Ontario rurale, ricostruisce e analizza l’ambiente familiare, la cultura e i valori che hanno guidato la formazione di Gould, esamina in profondità i segni della rivelazione di un eccezionale talento e racconta in ogni aspetto il suo affermarsi su scala planetaria quale mito e icona di uno dei maggiori geni del suo tempo.

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giovedì, aprile 05, 2007,14:44
Ivo Papasov
 
Ivo Papasov è forse il più noto clarinettista bulgaro. Nato nel 1952 a Kurdzhali. Di famiglia di musicisti rom del sud, al confine con la parte greca della Tracia, interpreta la propria tradizione con virtuosismo straordinario. Il suo strumento vola rapidissimo sui ritmi zoppi che caratterizzano la musica bulgara piegandosi con stupefacente disinvoltura a timbri inconsueti, simili a quelli delle surne, gli oboi che sono, in quella zona, appannaggio dei musicisti zingari. Il clarinettista in Bulgaria è considerato il Re della musica per matrimoni e se agli occhi occidentali questo può quasi sembrare riduttivo, in Bulgaria equivale allo status di superstar. Papasov e la sua orchestra girano per i Balcani suonando a svariati matrimoni ogni settimana (ci sono tante coppie che spostano la data di matrimonio per farla coincidere con un giorno in cui l’orchestra è disponibile): dopo aver dato vita alla sua prima ensemble nel 1974, Papasov ha gradualmente evoluto le sonorità tradizionali della Tracia in un repertorio improvvisativo di ispirazione jazzistica. L’orchestra suona le musiche festive da danza dei gruppi professionali rom del sud della Bulgaria, con strumenti della tradizione più antica cui si affiancano, come accade di frequente in quelle zone, i moderni strumenti elettronici. Fa parte del gruppo la moglie, Maria Karafizieva, che canta con lo stile per il quale la musica vocale bulgara è nota nel mondo. Il suo successo gli è però costato caro quando nel 1982 fu imprigionato con l’imputazione di propaganda anti-comunista: dopo tre settimane di carcere dovette sottostare ad un campo di lavoro prima di poter tornare in libertà.

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giovedì, aprile 05, 2007,11:13
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images by "i cento passi" (2000), music by modena city ramblers. assemblage by me.

it's a true story, a wonderful film.
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Added: 1 month ago in Category: People & Blogs
From: o0eleutheria0o
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by linodigianni | commenti | commenti (popup)
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